Nel tentativo di ridurre il volume del mercato illegale di droga i governi hanno spesso fatto pesantemente  ricorso alla incarcerazione per i colpevoli di reati legati alla droga – nella speranza che queste punizioni avrebbero ridotto la domanda di droga e il mercato globale. Così il numero di persone che sono state arrestate e incarcerate è cresciuto a causa di leggi sulle droghe che non rispettano il principio di proporzionalità, di pene minime automatiche, e meccanismi di detenzione in attesa di giudizio. Questa strategia si è dimostrata inefficace nel ridurre il numero di persone coinvolte nella produzione, nel consumo e traffico di droghe illegali, ed è associata ad estesi e gravi costi finanziari, sociali e di salute.

Persona arrestata per il possesso di una siringa in Ucraina

Le politiche sulle droghe impattano su tutto lo spettro del sistema di giustizia penale – includendo i legislatori, l’applicazione delle leggi, il sistema giudicante, le strutture correzionali, e le pene alternative alla detenzione. Alcuni governi hanno sviluppato strategie alternative alla detenzione, che sono state utili nel ridurre il numero di detenuti per reati legati alle droghe. Meccanismi diversi dall’arresto, il processo e la condanna sono stati progettati nel mondo per sottrarre al sistema giudiziario penale il peso dei reati minori e non violenti legati alla droga, così da permettere ai tribunali di concentrarsi sui criminali di alto livello e pericolosi. (Piu informazioni in Guida alla Politica sulla Droga di IDPC – 2a Edizione)

Nonostante questi tentativi di ridurre il sovraffollamento carcerario, molti accusati per reati di droga finiscono in prigione, inclusi moltissime persone che usano droga. Durante il periodo di detenzione, le persone possono affrontare elevati rischi in termini di HIV, epatiti e altri danni. Per questo è cruciale che in questi ambienti possano avere accesso ad adeguati servizi sanitari (inclusi trattamenti per la tossicodipendenza basati sulle evidenze scientifiche e di riduzione del danno) – così come raccomandato dalle Nazioni Unite. Ad oggi sono 10 i paesi nel mondo forniscono programmi con aghi e siringhe, e solo 41 paesi hanno programmi con terapie sostitutive degli oppiacei  in carcere.