Secondo il rapporto rilasciato oggi dal Transnational Institute e dal Global Drugs Policy Observatory “la domanda per la comunità internazionale oggi non è se vi è la necessità di rivedere il sistema di controllo della droga delle Nazioni Unite, ma piuttosto quando e come farlo”.

L'attuale processo internazionale verso una regolamentazione legale del mercato della cannabis è diventato irreversibile e richiede un dialogo urgente da parte degli Stati membri delle Nazioni Unite sui migliori modelli per la protezione della salute e della sicurezza delle persone. Lo sostiene il nuovo rapporto "The Rise and Decline of Cannabis Prohibitio. The History of Cannabis in the UN Drug Control System and Options For Reform" rilasciato dal Transnational Institute e dal Global Drugs Policy Observatory proprio il giorno prima della riunione a Vienna degli Stati membri dell'ONU nell'ambito della Commissione ONU sulle sostanze stupefacenti (CND). Secondo il rapporto "la domanda per la comunità internazionale oggi non è se vi è la necessità di rivedere il sistema di controllo della droga delle Nazioni Unite, ma piuttosto quando e come farlo".

Il rapporto svela la lunga e poco conosciuta storia della regolamentazione della cannabis dalla fine del 19esimo secolo, quando fu ampiamente utilizzata per scopi medici, cerimoniali e sociali al periodo post seconda guerra mondiale quando sotto la pressione degli Stati Uniti e di un potente mix di retorica moralistica e dati scientifici inaffidabili l'ONU ha classificato nella Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961 la cannabis come una sostanza con proprietà 'particolarmente pericolose' alla pari dell'eroina. Sono ricostruiti anche gli sviluppi più recenti come il numero crescente di paesi hanno cercato di barcamenarsi all'interno delle Convenzioni attraverso "defezioni soft": dalla semplice depenalizzazione, alla politica olandese della tolleranza dei coffeeshop sino ai cannabis social club e ai regimi "generosi" di applicazione della marijuana a fini medici come in California.

Tom Blickman ricercatore del Transnational Institute e co-autore del rapporto ha detto: "gli organismi di controllo delle droghe dell'ONU, come l'INCB e UNODC, spesso trattano le tre convenzioni sulle droghe (1961, 1971 e 1988) come le tavole di pietra di Mosè: pilastri immutabili della verità che non possono essere messi in discussione, né riformati. La storia del controllo della cannabis, come indicato nella relazione, rivela tuttavia che le decisioni prese in passato erano spesso basate su negoziati politici, accuse infondate e atteggiamenti di stampo colonialista e razzista. Secondo Blickman: "l'inclusione della cannabis nel sistema di controllo delle droghe delle Nazioni Unite più di 50 anni fa è stato un errore storico e deve essere rivalutato."
Martin Jelsma del Transnational Institute e co-autore aggiunge: "è tempo per le Nazioni Unite e gli Stati membri di aprire gli occhi e riconoscere che, a causa di difetti sistemici e di disposizioni anacronistiche contenute nelle convenzioni, i paesi in cerca di alternative politiche sulla cannabis non hanno altra scelta che violare i trattati al fine di meglio tutelare la salute delle persone, la sicurezza e i diritti umani".

Il rapporto delinea le opzioni per la riforma e la regolamentazione legale e valuta il loro potenziale di successo. Queste opzioni includono la revisione della classificazione della cannabis da parte dell'OMS, la modifica dei trattati anche solo per alcuni stati, o l'uscita dal trattato e il successivo rientro con riserva come recentemente avvenuto per la Bolivia (al fine di difendere i diritti degli indigeni e l'uso della foglia di coca nella sua forma naturale).
Dave Bewley-Taylor, co-autore del rapporto e direttore della Global Drug Policy Observatory ha commentato: "la via da seguire è riunire un gruppo di paesi che la pensano allo stesso modo e lavorare insieme per valutare le diverse opzioni giuridiche e stabilire una tabella di marcia per l'aggiornamento delle politiche e delle convenzioni. Questo potrebbe portare alla sostituzione dei trattati sul controllo della droga esistenti con un nuovo quadro normativo internazionale, più coerente con gli altri trattati delle Nazioni Unite sui diritti dell'uomo e in linea con le più recenti evidenze scientifiche sui modelli migliori per ridurre i danni associati al consumo di droga."

Gli incontri a Vienna di questa e della prossima settimana, che esaminano la dichiarazione politica 2009 e il Piano d'azione sul 'problema mondiale della droga', e cercano di delineare i piani per la sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulle droghe nel 2016, sono il momento ideale per iniziare questo dialogo.

Leggere il rapporto (in lingua inglese).

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