Le colture che forniscono la materia prima da cui si ricavano oppio, eroina, morfina e cocaina sono prodotte, nella maggior parte dei casi, da contadini poveri che vivono nelle aree meno sviluppate del pianeta. Questi territori sono in genere teatro di continui conflitti armati e instabilità politica. Tradizionalmente i tentativi di arrestare il flusso di droga da queste zone sono consistiti in un forzato sradicamento di colture come oppio, papavero e pianta di coca. Questo ha portato a fenomeni di migrazione: in reazione alle misure repressive, i contadini hanno semplicemente spostato le proprie colture in altre aree più remote, spesso con il risultato di danni ambientali. Da ciò sono scaturiti grandi problemi, come migrazioni forzate, povertà, carestia e un inasprimento dei conflitti armati. E intanto le colture continuavano ad essere praticate.

Un’alternativa a questa strategia repressiva consiste nell’incoraggiare i contadini a praticare altre colture. Originariamente concepiti solo come programmi di sostituzione di coltura (i contadini venivano incoraggiati, o forzati, a coltivare piante legali anziché papavero o coca), l’esperienza ha poi dimostrato che è necessario un piano più ampio, se si vuole che il processo sia efficace e sostenibile. Questo approccio è generalmente definito di “sviluppo alternativo”. Nell’ultimo decennio si è registrato un considerevole progresso nella valutazione dell’impatto dello sviluppo rurale in zone di coltivazione del papavero o della coca. L’esperienza ha dimostrato che un programma di sviluppo alternativo può rispondere alle esigenze di specifiche comunità rurali e può contribuire alla riduzione delle coltivazioni illegali.

Per uno sviluppo alternativo efficace è necessario che le esigenze di controllo della droga vengano integrate in un generale piano di sviluppo, secondo il principio di coerenza del sistema. Il processo deve anche essere appropriatamente fasato. Cioè, se si vuole mettere i contadini e le loro famiglie in condizione di non doversi più sostenere con la coltivazione di colture da cui si ricavano droghe illegali, prima è necessario prendere una serie di provvedimenti: per esempio, misure di credito e finanziamento, di sicurezza e protezione o relative alle infrastrutture ed al sistema di trasporto, per permettere a tutta la merce di essere portata al mercato, e così via (bisogna osservare che molti di questi servizi vengono offerti ai contadini dai trafficanti: protezione armata, fornitura di semenza, possibilità di credito). In quelle regioni in cui la presenza dello stato è ridotta alla distruzione delle colture o al pagamento di “tasse” per evitarla, i piani di sviluppo alternativo sono generalmente falliti. Un buon governo e servizi di supporto sociale, sanitario e educativo sono necessari perché lo sviluppo alternativo possa funzionare.

IDPC promuove un tipo di assistenza allo sviluppo non condizionata alla riduzione di colture illegali, allo scopo di assicurarsi che nessuno sradicamento sia effettuato, a meno che le famiglie di piccoli contadini non abbiano prima adottato mezzi di sussistenza praticabili e gli interventi non siano stati appropriatamente fasati. Le organizzazioni di produttori dovrebbero essere riconosciute e prendere parte a dibattiti e processi decisionali ad ogni livello, a fianco dei propri governi, dei finanziatori e delle Nazioni Unite. Gli interventi dovrebbero essere condotti nel rispetto dei principi di tutela dei diritti umani, di risoluzione dei conflitti, di alleviamento della povertà, di sicurezza umana e di rispetto per la cultura e i valori tradizionali.