Coloro che fanno uso di droghe sono spesso maggiormente esposti ad una varietà di rischi, quali i virus trasmissibili con il sangue o sessualmente, come l’HIV o l’epatite B e C. La condivisione di strumenti d’iniezione offre un’eccellente via di trasmissione per l’HIV, con il risultato, in molti paesi, di una rapida espansione dell’epidemia tra coloro che s’iniettano droga.

Si stima esistano 15,9 milioni di persone che s’iniettano droghe, distribuiti in 158 paesi del mondo e, soprattutto, in quelli a basso o medio reddito. Circa il 10% dei contagi da HIV avviene tramite il consumo di droga per iniezione: ciò significa che probabilmente, a livello mondiale, ci sono 3,3 milioni di persone che s’iniettano droga e che hanno contratto l’HIV. Le donne, i giovani, la gente di strada, i carcerati e coloro che hanno cominciato da poco a fare uso di droga sono i più vulnerabili all’HIV.

In alcune aree, come l’Europa Occidentale, l’Australia e la Nuova Zelanda, la percentuale di contagio di HIV in persone che s’iniettano droga rimane sotto il 5% (per maggiori informazioni, si legga). All’estremo opposto, ci sono paesi, come Argentina, Brasile, Estonia, Indonesia, Kenya, Myanmar, Nepal e Tailandia, in cui la percentuale di contagio di HIV ha raggiunto il 40% o più tra le persone che s’iniettano droga. In aree come i Caraibi, gli Stati Uniti e l’America Latina, esistono poi prove di una relazione tra l’uso di droghe non da iniezione, come il fumo di crack, e il contagio di HIV per via sessuale.

L’espressione “riduzione del danno” si riferisce a quelle politiche e programmi che sono volti alla riduzione dei rischi sanitari, sociali ed economici associati con l’uso di sostanze proibite. L’idea di riduzione del danno è radicata nella logica che ispira sia la difesa della salute pubblica, sia quella dei diritti umani; essa si basa su un approccio pragmatico e non moralista alla risoluzione dei problemi associati con il consumo di droga. Un fatto importante è che la teoria della riduzione del danno ammette che la generale riduzione della portata dei mercati e del consumo di droga non sia l’unico né il più importante obiettivo della politica sulla droga. Sia gli individui sia le comunità devono perciò ricevere informazioni e strumenti su come ridurre i rischi associati al consumo di droga.

Svariati tipi d’intervento rientrano nella categoria della riduzione del danno. Per esempio: la diffusione di informazioni su come ridurre i rischi associati al consumo di droga (spesso attraverso iniziative d’informazione da pari a pari); l’offerta di servizi che aumentino la sicurezza delle persone che consumano droghe, come programmi di fornitura di aghi e siringhe nuovi e spazi più sicuri per praticare l’iniezione; infine una serie di opzioni per la disintossicazione, come la fornitura dietro prescrizione medica di farmaci sostitutivi per la dipendenza da narcotici, interventi psico-sociali o gruppi di mutuo soccorso. Un approccio di riduzione del danno cerca anche di studiare e promuovere cambiamenti nell’ambito di leggi, norme o politiche che accrescono i rischi o ostacolano l’introduzione o l’efficacia degli interventi di riduzione del danno e dei servizi sanitari ad uso di persone che consumano droghe.

È stato negli anni Ottanta che si è cominciato ad adottare strategie di riduzione del danno da parte di comunità e di svariati governi, in risposta alla crescente diffusione dell’HIV tra i consumatori di droga. Oggi la politica di riduzione del danno è condivisa da novantatré paesi e territori, in tutti i continenti del mondo.

Nonostante il generale consenso riscosso dal concetto di riduzione del danno, esso rimane oggetto di controversia in certi forum internazionali. Il concetto è appoggiato e promosso da una serie di agenzie internazionali che offrono supporto tecnico e finanziario a governi e società civile in tutto il mondo per iniziative di riduzione del danno. Tra queste ci sono il Programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV (UNAIDS) e il Consiglio per i Diritti Umani. All’interno della Commissione delle Nazioni Unite sui Narcotici (CND) invece, non c’è consenso sul concetto di “riduzione del danno” e l’espressione è stata omessa dalla decennale Dichiarazione Politica sulle Droghe del 2009. Ventisei paesi hanno espresso le proprie obiezioni in proposito, dichiarando formalmente che essi avrebbero inteso l’espressione “servizi di supporto correlati”, usata nel Documento, come sinonimo di “riduzione del danno”. Nel Marzo del 2010 il CND, dopo un dibattito considerevole, ha di nuovo rifiutato l’inclusione del concetto di riduzione del danno nelle proprie risoluzioni sull’accesso universale ai servizi per l’HIV. Altre agenzie per il controllo della droga, e soprattutto il Consiglio Internazionale per il Controllo dei Narcotici (INCB) hanno posto – e continuano a porre – molte restrizioni sulla propria interpretazione dell’espressione “riduzione del danno” e sulla definizione della legalità di certe pratiche previste da essa. Dall’altro lato, l’Ufficio delle Nazioni Unite sulle Droghe e il Crimine (UNODC) ha tentato di estenderne l’interpretazione ad inglobare anche misure coercitive e così, rendendone il significato troppo vago, lo ha in pratica reso vuoto.