Politiche e attività dovrebbero cercare di promuovere l’integrazione sociale di gruppi emarginati e non concentrarsi su misure punitive contro di essi.

La “Guerra contro la Droga” si basa, almeno in parte, sull’idea che, se una società mostra una totale riprovazione del consumo di droga e se le agenzie governative si sforzano di identificare e punire i consumatori di droga, i consumatori potenziali saranno allora dissuasi dall’entrare in contatto con le sostanze illecite. Molti aspetti delle strategie sulla droga correnti sono perciò basate sulla teoria che l’emarginazione sociale (attraverso arresti e sanzioni su larga scala, test anti-droga, esclusione da scuole e lavoro e negazione di accesso all’assistenza pubblica) agisca da deterrente per il consumo di droga.

Il principio del deterrente però raramente funziona in pratica. Inoltre questo processo di emarginazione va spesso a colpire gruppi che nella società sono già emarginati (i poveri, le minoranze etniche e gli immigrati): questo proprio mentre ci  sono altri programmi governativi di sviluppo economico e sociale che, nel contempo, tentano di favorire l’integrazione di questi stessi gruppi.

Queste politiche per il controllo della droga rischiano perciò di minare involontariamente il lavoro dei programmi di sviluppo economico e sociale. L’IDPC suggerisce perciò che le strategie nazionali sulla droga dovrebbero basarsi sul principio dell’inclusione sociale e puntare a favorire il più possibile l’integrazione sociale ed economica delle comunità povere ed emarginate, all’interno delle quali il consumo e i mercati della droga adesso prosperano. Si dimostra perciò necessario un maggiore allineamento tra strategie di controllo sulla droga e di sviluppo.