Francesco Grignetti - La Stampa

Per battere davvero i taleban, che in Afghanistan si finanziano con le coltivazioni di papavero da oppio, occorre legalizzare le droghe leggere in Italia (e nel resto del mondo). A sostenere le ragioni dell’antiprobizionismo scende in campo nientemeno che il superprocuratore antimafia e antiterrorismo Franco Roberti.  

Qualche giorno fa, invitato dal Parlamento a dare un parere su un ddl antiproibizionista - prima firma è Roberto Giachetti, ma sono 220 i deputati di vari gruppi che lo sostengono - che mira a legalizzare la cannabis, Roberti presenta il suo contributo «propositivo, pragmatico, scevro di pregiudizi politici e ideologici, fondato sui fatti». E che fatti.

Il superprocuratore riconosce che la lotta al narcotraffico si trascina stancamente e che la lotta la stanno vincendo i trafficanti. Basandosi sui dati ufficiali, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo stima che in Italia circolino almeno 1,5 tonnellate di cannabis all’anno; sarebbero 3 milioni i consumatori stabili. È un dato riconosciuto - scrive Roberti - che le mafie hanno saldamente in mano il monopolio del traffico e che i taleban afghani sono i principali produttori al mondo. «Equivale a dire che la produzione di cannabis è una delle fonti di finanziamento del terrorismo». 

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